Al convegno tenutosi il 23 Febbraio 2026 a Gioia del Colle, l’intervento del Professor Luca Zanderighi ha riportato al centro del dibattito un punto tanto semplice quanto decisivo: per affrontare davvero le sfide dei territori – dalla desertificazione commerciale alla capacità di generare nuova occupazione – serve “mettersi in gioco” con strumenti concreti, scelte coerenti e una traiettoria condivisa.
La desertificazione commerciale, infatti, non è un fenomeno riducibile a una sola causa. Non è “solo” e-commerce o grande distribuzione: entrano in gioco cambiamenti della domanda, trasformazioni socio-demografiche, polarizzazione dei consumi. Ma anche l’offerta commerciale talvolta fatica a rinnovarsi e ad allinearsi ai bisogni reali delle comunità. Proprio per questo, l’idea di una risposta “spot” – un evento, un contributo una tantum, un intervento isolato – rischia di produrre risultati temporanei, senza incidere sulla capacità di un territorio di crescere nel tempo.

Perché la programmazione pluriennale è la vera svolta
Il messaggio chiave è chiaro: fare sviluppo locale richiede una programmazione pluriennale. Non come esercizio teorico, ma come “infrastruttura decisionale” che consente a Comuni, imprese e attori territoriali di lavorare su un orizzonte comune, con una strategia riconoscibile e misurabile.
Una programmazione di medio-lungo periodo, come quella che offrono i Distretti del Commercio, serve a:
- superare la logica dell’intervento spot, passando da singole azioni frammentate a una politica strutturale;
- pianificare meglio investimenti e risorse, costruendo nel tempo un “puzzle” coerente, tassello dopo tassello, invece di rincorrere ogni anno nuove idee scollegate;
- monitorare e ricalibrare le scelte in base all’evoluzione del contesto socio-economico, aumentando resilienza e capacità di adattamento;
- attrarre investimenti privati: un quadro chiaro di sviluppo riduce l’incertezza e rende credibile la prospettiva di generare valore economico e sociale.
In questo passaggio si innesta una domanda che diventa, di fatto, il cuore della sfida per le Terre di Murgia: quale visione vogliamo costruire nei prossimi 10 anni? Dove vogliamo andare come comunità, e quale percorso intendiamo rendere possibile per imprese, cittadini, giovani e lavoratori?
Un Distretto non è un perimetro: è un’identità
Un secondo punto decisivo riguarda il significato stesso di “Distretto del Commercio”. Non è (solo) una mappa o un insieme di confini amministrativi: è prima di tutto un’identità, un asset territoriale riconoscibile che funge da bussola strategica.
Definire e condividere l’asset (culturale, enogastronomico, naturalistico, artigianale, turistico…) permette di:
- creare coesione tra attori diversi (Comuni, associazioni, imprese, cittadini), con un linguaggio comune e un senso di appartenenza;
- selezionare iniziative coerenti con la vocazione del territorio (riqualificazione urbana, marketing, servizi, mobilità, accoglienza…);
- evitare l’“aggregazione filosofica” e puntare su un’aggregazione pragmatica, fatta di obiettivi, ruoli e risultati.
In sintesi: l’identità non è un “racconto” a margine. È la base operativa che consente di decidere cosa fare, cosa non fare e come misurare se la direzione è quella giusta.
Decisioni data-driven e infrastrutture digitali: scegliere sulla base di evidenze
Se visione e identità sono la bussola, la capacità di raccogliere informazioni e usare i dati è ciò che permette di guidare il percorso senza andare “a sentimento”. L’esperienza dei Distretti sta certificando sempre di più l’importanza di un approccio data-driven: flussi, comportamenti di acquisto, demografia, punti di forza e debolezza, indicatori di performance delle azioni.
Questo implica anche un tema molto concreto: investire in infrastrutture digitali (e competenze) che rendano possibile il monitoraggio continuo e la valutazione dell’impatto, così da introdurre correttivi quando serve e capitalizzare ciò che funziona.
Conclusione: il commercio come presidio sociale ed economico
Il messaggio finale è forse il più potente: investire nella programmazione pluriennale “con metodo” significa investire nella sostenibilità – non solo ambientale, ma anche economica e sociale – e nel futuro della comunità. Perché il commercio di prossimità non è soltanto un settore: è un presidio di vitalità, una leva di coesione, sicurezza percepita, attrattività e qualità della vita.
Per le Terre di Murgia, la sfida dei prossimi anni può diventare un’opportunità concreta se si parte da tre domande operative: quale identità vogliamo mettere a sistema, quale traiettoria di sviluppo vogliamo rendere credibile, quali strumenti e dati ci servono per guidarla nel tempo.
Un percorso condiviso per le Terre di Murgia: il ruolo di TradeLab
È in questo quadro che si inserisce il percorso avviato sulle Terre di Murgia. TradeLab accompagna l’aggregazione dei quattro Distretti Urbani del Commercio (Gioia del Colle, Acquaviva delle Fonti, Cassano delle Murge e Santeramo in Colle) in un cammino di programmazione triennale. L’obiettivo è costruire una visione comune e una strategia operativa capace di tradurre l’identità territoriale in azioni misurabili e progressivi risultati.
Il lavoro si sviluppa attraverso un processo strutturato che unisce:
- ascolto degli attori locali (istituzioni, associazioni e imprese), per far emergere priorità, aspettative e bisogni;
- condivisione e allineamento, per consolidare una lettura comune delle sfide e delle opportunità e definire obiettivi realisticamente perseguibili;
- analisi del contesto e dei dati disponibili (e dei dati da costruire), per individuare punti di forza e criticità e impostare un monitoraggio continuo;
- proposte di sviluppo e un piano d’azione triennale, con interventi coerenti con la vocazione delle Terre di Murgia. Qui si integrano commercio, servizi, qualità urbana, attrattività e, soprattutto, turismo e filiere locali.
In altre parole: un percorso che mira a trasformare l’aggregazione dei Distretti in una cabina di regia territoriale. Occorre fare sintesi, orientare investimenti, misurare l’impatto e adattare le scelte in modo dinamico, superando frammentazione e interventi episodici.